Geppetto legò un nastro rosso alla scatola. "Portalo alla Fata Blu, Pinocchio." Pinocchio annuì e disse: "Dillo chiaro."
Nel prato, Lapo la Volpe sbucò dietro un cespuglio. "Quella scatola contiene monete d'oro?" chiese Lapo. Pinocchio strinse il nastro tra le dita.
"Sì, tantissime!" disse Pinocchio, senza pensare. Il suo naso fece cric, cric, cric. Lapo spalancò gli occhi.
Lapo corse verso il ponte, ridendo forte. "Le monete saranno mie!" gridò Lapo. Pinocchio guardò il suo naso lunghissimo.
Pinocchio non poteva inseguire Lapo tra i rovi. Allora fermò i passi e ascoltò. Sotto il ponte, sentì un piccolo starnuto.
Lapo era seduto accanto alla scatola chiusa. "Volevo comprare una torta gigante," borbottò Lapo. "Ma nessuno mi presta monete."
Pinocchio si sedette vicino a Lapo. "Non ci sono monete," disse piano. "Ho detto una bugia." Lapo abbassò il suo cappello.
Il nastro rosso brillò come una lucciola. Dentro c'era un seme di ciliegio, non oro. Lapo sussurrò: "Dillo chiaro."
La Fata Blu aspettava presso la sua quercia. Pinocchio porse la scatola aperta. "Ho mentito a Lapo," disse Pinocchio.
La Fata Blu prese il seme con cura. "La verità cresce meglio quando la dici," disse. Pinocchio riportò il nastro rosso a Geppetto.
Quella notte, il nastro cominciò a frusciare. Dal suo nodo uscì un minuscolo ciliegio! Sui rami pendevano campanellini, non ciliegie.
Geppetto, Pinocchio e Lapo suonarono i campanellini insieme. Ogni suono diceva una cosa vera. "Dillo chiaro," cantò tutto il villaggio.